Classificazione

I tumori non sono tutti uguali. Si distinguono per il grado di malignità e per la stadiazione che spesso può determinare la presenza di metastasi.
            Per qualsiasi tipo di tumore esistono 4 stadi (in ordine crescente di gravità) che valutano l’estensione della malattia. La conoscenza dello stadio della malattia è importante per fornire al malato le cure più appropriate, oltre che per formulare una probabile prognosi.            
            Gli stadi I e II sono considerati iniziali. La neoplasia è circoscritta e la prognosi, soprattutto se non c’è coinvolgimento dei linfonodi, è spesso positiva.             Gli stadi III e IV sono invece considerati avanzati e la prognosi è quasi sempre  infausta. La malattia è diffusa in diversi organi e normalmente risulta essere più aggressiva e  resistente alle terapie. La neoplasia,  a questo punto, avendo fatto metastasi, deve essere aggredita in modo sistemico.
            In conseguenza di ciò l’operazione chirurgica spesso non trova  un’indicazione clinica valida e la terapia più idonea è normalmente rappresentata dalla chemioterapia per il trattamento iniziale (1° linea) e dai farmaci a bersaglio molecolare per il trattamento successivo (2° linea), più eventualmente dei cicli di radioterapia.
            Nella fase avanzata della malattia, tali terapie, pur avendo un’azione sistemica, agendo cioè su tutto il corpo, non hanno  più lo scopo di guarire, ma sono finalizzate ad aumentare il più possibile la sopravvivenza limitando i sintomi della malattia e i dolori del paziente (obiettivo curativo / palliativo). A parte alcune eccezioni rappresentate da tumori con basso grado di malignità (come ad esempio il tumore del testicolo), il trovarsi con una neoplasia avanzata al III o IV stadio per la quale si può solo tentare di rallentarne lo sviluppo, vuol dire vivere la situazione più drammatica per un malato di tumore (e per i suoi cari).
            È una situazione psicologica terribile: ci si sente dei condannati a morte. Si fanno pensieri negativi del  tipo: “forse morirò tra pochi mesi”, “forse il progredire della malattia mi porterà a breve a provare dei dolori insopportabili”, “cosa sarà della vita dei miei cari senza di me”, ed altri pensieri contrastanti in cui un naturale istinto di sopravvivenza porta in ogni caso a nutrire delle speranze:   “forse se riesco a sopravvivere per qualche anno, poi potrò contare su una nuova cura risolutiva”, “forse potrò entrare in qualche nuovo protocollo sperimentale”, “forse esiste una cura non ufficiale miracolosa”.